sbarbatello/appartamento/seggiola

«“Sor commissario!... ma questi so’ sportivi. Quello era più sbarbatello, ve dico. Questo è bono p’annà a fa er sordato”» (QP 47).
«“Mbè, l’idea de lo sgommero, la pigrizia. L’appartamento l’aveva comperato mi’ socero, ciaveva pure abitato co Liliana quann’era ancora una regazza”» (QP 104).
«Io me scansavo, nun volevo, feci l’atto de scappà, misi de mezzo una sedia...”» (QP 125).

La contiguità cronologica della versione originale di Eros e Priapo (1944-1945) – dove Gadda sperimenta un «macaronico fiorentino» che accosta «arcaismi della tradizione “alta” e “arcaismi differenziali”» a «tratti vernacolari moderni e a forme comuni» (Luigi Matt, Fiorentino antico e vernacolo moderno in «Eros e Priapo» di C.E.Gadda, in «Studi linguistici italiani», XXIV, 1, 1998, pp. 51-89, la citaz. a p. 58) ‒ e del Pasticciaccio, avviato nell’autunno del 1945, non poteva non avere conseguenze sulla costruzione del romanesco. Che risulta, nella redazione di «Letteratura» (1946), ancora più eversivo, audace, insolente del «macaronico fiorentino», giacché su un liccio romanesco sotto il profilo fonomorfologico Gadda trapunge – per usare una delle sue memorabili immagini – fiorentinismi, arcaismi e milanesismi. Nella fattispecie, a tutti i termini qui radunati corrispondevano, nel primo Pasticciaccio, voci del fiorentino vivo, sicché Manuela Pettacchioni, l’onnipotente portiera del 219, non si peritava dal definire più giovanino (hapax nell’opera di Gadda) il garzone del salumaio che aveva incontrato sulle scale (QPL 316: «“Quello era più giovanino, ve dico…”»; VFC); Remo Balducci dall’evocare con quartiere la casa del suocero dov’era andato a vivere con Liliana (QPL 366: «“Er quartiere l’aveva comperato mi suocero, ciaveva pure abitato co’ Liliana, ch’era ancora na regazza…”»; VFC); Giuliano Valdarena dal frapporre fra sé e la cugina una seggiola (QPL 384: «“Io me scansavo, nun volevo, feci a scappare, misi de mezzo na seggiola…”»; VFC). Autorizzato da Gadda, il perito romanesco Mario Dell’Arco provvederà, dieci anni più tardi, a sanare queste infrazioni, ricorrendo con sagacia a voci della varietà romana di italiano: lo testimoniano gli appunti fissati da Gadda durante le sedute correttorie: «sbarbatello», «appartamento (non quartiere né quartierino)», «sempre sedia, non seggiola». Si vedano in proposito Giorgio Pinotti, Un “qualificato raddrizzatore”: Gadda, Dell’Arco e la revisione del “Pasticciaccio”, in Studi su Mario Dell’Arco, a cura di Franco Onorati con Carolina Marconi, Roma, Gangemi, 2006, pp. 103-24, in part. p. 108; Id., Nota al testo di QP, pp. 343-44; Luigi Matt-Giorgio Pinotti, Nel cantiere del secondo «Pasticciaccio»: gli appunti autografi per la revisione del romanesco, in «Studi di filologia italiana», LXXX, 2022, pp. 269-349, in part. pp. 280, 288, 290.

giorgio pinotti