cavatappi
«I rettangolari architetti farebbono cipria del Borromini, come di colui che rettangolare non è, ma cavatappi» (PLF 14).
Traslata sul piano architettonico, compare qui una antitesi fondante della percezione di sé che Gadda dissemina negli scritti più diversi: la coppia rettangolo/cavatappi, ovvero razionalismo vs. barocco, si specchia infatti, o si deforma, in quelle tra compostezza di scrittura e bizze da «inchiostratore maligno» (VM 504); tra lingua media e deformazione; tra pallore e pastiche; infine, tra stilnovismo (così nel saggio Come lavoro) e manierismo. Ma la frequenza del termine, che nella doppia forma cavatappi e cavaturaccioli/cavaturacciolo compare oltre trenta volte, soccorre nella precisazione della sua origine. Al di là dei casi di uso proprio, le occorrenze non si limitano infatti agli ambiti architettonico e letterario. In forma di cavaturaccioli si presenta il codino del maiale (CdU 120, VlC 24), mentre, a tormentare il mobilio e, con palese scivolamento, i pensieri di Gonzalo, scricchiola nella Cognizione del dolore un tarlo, che «si udiva cigolare a fatica, con un giro duro e breve, di cavatappi» (CdD 68). E ancora: Adalgisa, in posa per un ritratto fotografico, compie lo «sforzo di rigirarsi a cavaturaccioli per meglio valorizzare il vitino» (L’A 292). La donna che si avvita su sé stessa è una figura in movimento che, più delle altre, avvicina la metafora del cavatappi alla sua prima sorgente, che non è un oggetto di uso quotidiano ma una legge fisica: la regola di Maxwell o «regola del cavatappi», che fissa la direzione delle linee di forza di un campo magnetico nel verso di avvitamento di un cavatappi. Per chiudere il cerchio, i «periodi a cavaturacciolo» evocati in una intervista radiofonica del 1950 (VM 504) non sono, semplicemente, contorti, ma la loro tensione riconduce, nella fantasia dello scrittore, a quella di un campo magnetico. La scintilla metaforica si accende dunque grazie a un’altra metafora, utilizzata da uno scienziato tra i più influenti sugli sviluppi postunitari dell’ingegneria elettromagnetica, e il cui pensiero era ben familiare a Gadda. Di come proprio le teorie di J.C. Maxwell abbiano sollecitato l’immaginazione letteraria testimoniano d’altro lato, in forma non oscurata ma palese, altri luoghi gaddiani, come questo: «Il seno palpitava, desiderabilissimo, come tra i due poli una lamina magnetica: ma non era il magnetismo di Maxwell, ed era invece una lamina di pelle color latte, trepida e cara» (QP 265). Col che si conferma il disvalore ornamentale e il surplus semantico che il tecnicismo gaddiano, sistematicamente, porta con sé.
mariarosa bricchi