palamidone

«Sentendolo chiamar piedatra, o piedastro, con rispetto granne, da tutte le signore de la scala A, ma da quarcuna pure de la B, aveva creduto che l’egreggio sanitario, che vedeva annà su e giù pe le scale der palazzo co quela palandrana de beccamorto a faje caccià li vermi a li pupi, fosse, ar medesimo tempo, ’o callista ’e monzignore, cioè di don Lorenzo: che fosse questo anzi, il mestiere base del palamidone» (QP 148-49).

Benché il GDLI attribuisca a palamidone il significato di ‘mantello, cappotto molto lungo e largo’ e, sulla scorta del passo gaddiano, quello metonimico di ‘chi indossa tale soprabito’ (mentre Terzoli in Commento propende per ‘spilungone’ e, per traslato, ‘sciocco’, allegando l’esempio del Malmantile racquistato di Lorenzo Lippi), il termine – esclusivo del Pasticciaccio e attributo del sagace dott. Ghianda, «pediatra di molto merito» – andrà semplicemente considerato prestito dal venerato Belli, 1703, vv. 9-11: «Nun pòi crede che rrazza de gammone / Se pijjeno e cco cche disinvortura, / Quela saràca e cquer palamidone», con la determinante glossa d’autore: «Palamita. Qui vale: “uomaccione”».

giorgio pinotti