dialettale

«L’idea di invitare in barca la ragazza, e una volta che ce l’ha in barca suggerirle per prima cosa “dormi”, è innegabilmente un’idea sublime: essa contribuisce in modo indubbio “a elevare il livello culturale degli italiani” che di solito propendono a fare un uso alquanto dialettale delle ragazze in barca» (DG 304).

Nel saggio La battaglia dei topi e delle rane, il nome dialetto e l’aggettivo corrispondente compaiono oltre venti volte. Pubblicato su «L’Illustrazione italiana» nel novembre 1959, il testo è una difesa delle parlate locali opposte alla monolingua dei monovocaboli: inevitabile, dunque, la propagazione della parola chiave, impiegata nel suo significato linguistico. Ma proprio la densità delle occorrenze sollecita Gadda a saggiare altre potenzialità semantiche del termine, valorizzandone un’inedita plasticità metaforica. L’«uso alquanto dialettale delle ragazze in barca», in cortocircuito ironico con la frase riportata tra virgolette (un ritaglio dall’inchiesta sul futuro della lingua italiana da cui il saggio prende le mosse) ha la funzione prima di sgonfiarne l’enfasi. Ma l’ironia non scaturisce solo dal distanziamento allusivo, bensì dalla contaminazione semantica che – assunto dell’aggettivo dialettale il senso di ‘realistico’ – ne trasporta l’uso dal piano della lingua a quello della vita, riallacciandolo circolarmente al luogo da cui scaturisce. Così che la metafora compendia, infine, il nucleo argomentativo dell’intero saggio («La parlata … è una componente del nostro vivere, del nostro essere», DG 306).

mariarosa bricchi