ciurlare
«Alla Divisione mi promisero che presto sarei cheto: che ci vuole ancora pochi giorni, mezza settimana, mezzo mese: e intanto la primavera rivestì le care montagne di uomini accoppati dalle valanghe. Non potendone più, più, più, più, più, più, più, piùù, piùùù, piùùùùùùùù, piùùùùùùùùùùù, ho pensato di fare ancora una badomanda per conto mio: ho broncato un foglio di carta bollata e l’ho scritta, modestia a parte, come so scrivere io quando voglio ciurlare un mio amatissimo fratello in Cristo» (Lettere agli amici milanesi, 23-24).
Per quanto attestata sin dal 1498 (nella Canzone d’un piagnone pel bruciamento delle vanità, riportata dal TB), la voce ciurlare, ‘vacillare, tentennare, dimenarsi’, entra nella lingua italiana solo a partire dalla quinta edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca: «Non star ben saldo, Tentennare», con la spiegazione della ben più diffusa locuzioneciurlare nel manico («che però più comunemente dicesi Girare nel manico»): «Non mantenersi in un proposito, Mancare a un impegno, Barattar la parola. La qual maniera probabilmente è presa da arnesi o strumenti, il cui manico non essendo ben fisso, fa che tentennino nè si possano adoperare convenientemente»; e la proposta etimologica « La voce sembra analoga al lat. circulari, Muoversi in giro, Girare» (Nella tipografia galileiana di M. Cellini, Firenze, 1863, vol. III, p. 81, ad vocem, e anche negli scaffali digitali dell’Accademia della Crusca). Se il ciurlo è un «Passo di danza che si fa girando su un piede solo» (GDLI) e il ciurlone, per probabile analogia, un «Colpo vibrato con la mano chiusa, pugno» (GDLI da TB: «Forse dal far girare in tondo la pers. colpita»), il ciurlare del Capitano Gaddus (che pure userà ciurlare nel manico, L’A 298 e inventerà la «ditta Ciurlani di Marino», QP 156) indispettito dalle more dell’esercito nell’inviarlo al fronte, sarà – come nell’efficace l’esempio del TB ‒ un «Alleppare [via carta bollata] quattro ciurloni».
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